
-Premessa-
…Prima, a casa degli zii, istigata da recentissime vicende, avevo progettato un post velenosetto sulle ultime uscite di scassy, la ragazza di mio fratello. Poi, due fette belle ignoranti di pandorone al cioccolato e qualche tocco di torrone alla nocciola mi hanno fatto rientrare nei binari del calore natalizio (ringrazio anche il mio cuginetto di sette anni e il suo game boy… eh si, non è Natale senza pupi in giro…) imponendomi il dictat morale di non essere cinica e spinosa, almeno oggi…

-accadde un ventiquattro…-
Ieri per la prima volta a casa è mancato il presepe…
…Ieri qualcuno si è rifatto vivo, giusto in tempo per rendere amara la vigilia. Sempre ieri una serie di immagini apparse alle tele hanno sciolto un po’ il mio cuore di ghiaccio e piegato le mie labbra in un sorriso ebete: Malta! Sarà il quinto servizio sulla mia isola che vedo da quando l’ho lasciata…e l’ennesimo a deludermi e a suscitare un bel po’ di perplessità…In queste pseudo-presentazioni infatti l’isola è tutta templi, cavalieri, set cinematografici, tradizionale ospitalità e gente anglofona…e del mio rifugio ritrovo ogni volta ben poco ( eccezion fatta per il 62, l’intervista ad uno dei miei informatori, e l’ollrajt finale di un barcaiolo su un luzzu a Senglea…)

Regalo?
Non pretendo di aver colto in pochi mesi l’anima dell’isola (magari essa è anche ciò che vende) ma credo, avendovi lasciato un pezzetto della mia, di avere ogni diritto a condividere, con chi capiterà da queste parti, un frammento, quello finale, della mia Malta. Lo dedico ai miei amici maltesi, in particolare. Buon Natale.
“…[…]L’analisi dei diversi temi venuti alla luce in uno studio in cui sono stati privilegiati il confronto e l’interazione tra scrittori, all’interno di quel campo di forze in cui personalmente ero coinvolta, ha finito con il circoscrivere un particolare momento delle pratiche letterarie e intellettuali maltesi volte alla costituzione collettiva sia di uno spazio legittimo di espressione che di una proprio linguaggio letterario.
Il tutto potrebbe quasi dare una sensazione di frammentarietà e sospensione, pur con la sotterranea percezione di una fluida e ininterrotta unità di fondo. Se così, bene. Perché sono proprio queste le sensazioni dominanti che Malta ha lasciato.
Alcuni Maltesi descrivono la propria isola come un'unica, grande città sul mare. Altri ne sottolineano le inconciliabili differenze. L’isola abbraccia entrambe le visioni.
Da una parte, e nell’immediato, potrebbe anche essere scambiata per un unico e compatto villaggio, mentre si getta lo sguardo sulle file di case ininterrotte che da Valletta ricoprono gran parte del territorio prendendo però di volta in volta, nel loro snodarsi in strade, piazze, salite, basse colline, case squadrate dal tetto piatto e chiese imponenti, tanti nomi diversi che corrispondono ad altrettanti sobborghi e villaggi: Floriana, Pieta, Msida, Hamrun, Qormi, Birkirkara…
Dall’altra le distanze esistono e vanno rispettate, riconosciute, riaffermate; anche in un luogo dalle dimensioni tanto limitate. Si scopre così nelle parole della gente che Gozo, l’altra isola dell’arcipelago maltese, è lontanissima, nonostante il ferry che parte dalla capitale una volta al giorno compia il viaggio in poco più di un’ora, e che esistono un nord ed un sud ben definiti, e che anche in questo caso il sud è percepito come un luogo diverso, dove molti non andrebbero mai a vivere, più semplice, povero e antiquato della sua controparte superiore “complessa”, caotica e turistica (il cui spartiacque è appena qualche chilometro distante) e bene impersonata, più che dalla capitale, discretamente aristocratica ed elegante, dalla successione irriflessiva e disorganica che fa di Gżira, Sliema, St. Julian e Paceville un tutt’uno di grosse tane turistiche, una lunga e ininterrotta facciata di imponenti edifici, alcuni talmente alti da non far passare quasi la luce del sole e che finiscono con il celare, agli occhi dei più, l’esistenza, in alcuni tratti, di un dedalo di strade strette e abitazioni decisamente graziose, dove l’onnipresente giallo della pietra locale è interrotto e abbellito dalle varie tonalità di rosso, blu, verde, bianco, marrone, azzurro e viola delle gallarjas, balconi chiusi, perlopiù in legno, che sporgono dalle case in modo uniforme.
E ancora diversa è la zona ad ovest dove lo sguardo può riposarsi finalmente su vaste distese di prati e campi coltivati, recentemente risparmiati dalla prospettiva di essere mutati in campi da golf, o soffermarsi a contemplare il fascino di Mdina, la città silenziosa, dal tessuto urbano medievale pressoché intatto e vagare per le vie sinuose e fresche o uscire dalle mura robuste che la circondano per recarsi all’adiacente Rabat, dal carattere diverso, ma ugualmente preziosa, con le sue chiese, le catacombe paleocristiane e la villa romana.
E infine il nord. Verdissimo e quieto, in inverno e primavera, nelle distese intorno al piccolo villaggio di Mgarr o di nuovo raddensato in case, rumore e turisti man mano che dalla costa occidentale si procede verso quella orientale e si toccano le località di Buggibba, Xemxia e Mellieha, fino a Circkewa, il porto da dove partono i traghetti per Gozo...
L’isola non può che essere descritta e vissuta nelle sue differenze, contraddizioni e sovrapposizioni e solo a patto di voler rimettere in gioco la traccia orientativa che spinti da una costante necessità di senso e ordine, ci si illude, seppur momentaneamente, di aver delineato.
E si finisce presto con il lasciarsi affascinare dall’idea di mutare, volta dopo volta, la propria prospettiva, coscienti che un ulteriore passo, reale o figurato, sarà suscettibile di svelare l’immagine di un’altra Malta. Ancora.”
(da Scritture Maltesi Contemporanee, pp. 124-125-126)

0 Comments:
Posta un commento
Links to this post:
Crea un link
<< Home